Bambini ribelli e adulti talentuosi

“Questa bambina non sta mai ferma, tocca tutto…è un vero terremoto”, “Ma quanti capricci! Non le va mai bene nulla?”

Da mamma di bambina particolarmente vivace e determinata nelle sue scelte mi sono sentita dire queste cose tantissime volte, suscitando in me sensazioni di disagio, imbarazzo, rabbia. Successivamente sono arrivati i dubbi e le incertezze sul mio modo di educarla e sull’impatto che certe scelte avrebbero avuto sulla formazione dell’adulta che sarebbe diventata: “Starò facendo bene? Starò facendo male?”.

Per quanto riguarda il primo aspetto, estremamente rassicuranti sono stati gli studi di Maria Montessori “Il bimbo che si è servito delle proprie mani ha un carattere forte» ne ‘ La mente del bambino’, oggi continuamente confermati dagli studi di Neuroscienze “Senza movimento non c’è apprendimento. Importantissime sono le esperienze sensomotorie, lasciando il bambino libero di esprimersi soprattutto nel movimento e nella manualità”.

Per quanto concerne il secondo punto facendo una ricerca su internet mi sono imbattuta nel progetto “Pensiamo fuori dalla scatola” promosso dall’ I.C. Regina Elena di Roma, e sono rimasta positivamente colpita dalle parole della professoressa Maria Cinque associata di Didattica e Psicologia Speciale dell’Università Lumsa “A scuola predomina il pensiero convergente, c’è un solo libro di testo con una soluzione finale: il pensiero logico che prevede un’unica soluzione possibile. Per anni il metodo deduttivo è stato quello principalmente coltivato, così un alunno che va fuori dal seminato può dare fastidio. Il docente deve, invece, trovare tempo e spazio per aiutare a coltivare il suo talento ed avere un tempo e uno spazio per favorire poi la sua convergenza, supportandolo nel trovare tra le mille idee quella che possa essere implementata”. Interessante a tal proposito è una ricerca sulla scuola creativa delle Silicon Valley: “Esiste una complessa interazione di fattori che contribuiscono all’emergere della creatività: talento, tolleranza e tecnologia. Ma bisogna anche considerare i tratti di personalità, le condizioni ambientali e le aree di performance”.

 La Prof.ssa Cinque aggiunge “Non si è talentuosi in tutto. Talento è un termine che in origine indicava la bilancia con cui Zeus pesava le anime, poi ha coinciso con l’oggetto pesato e infine con una moneta. Talento, nel V secolo, significava sopportare un carico gravoso. Fondamentale che ci siano intorno ai bambini ad alto potenziale delle persone che li aiutino a dedurre i propri talenti”.

Ed è proprio attraverso il progetto TanaLiberaTutti che stimoliamo il bambino a liberare i talenti e le energie interiori, rispettando le sue capacità e inclinazioni naturali, aiutandolo a liberarsi dalle sovrastrutture, dai preconcetti e dalle idee precostituite della società per attingere alla propria ispirazione unica e originale accompagnandolo lungo quella strada che lo porterà da bambino ribelle ad adulto talentuoso. 

Lucia